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Del difficile rapporto fra politica, scienza ed etica
10-Apr-2009 - GA.Press Office

DEL DIFFICILE RAPPORTO FRA POLITICA, SCIENZA ED ETICA

di Andrea Masullo

Si è ormai diffusa in Italia, in questi ultimi anni, una cattiva e pericolosa abitudine: quella di esorcizzare i problemi anziché risolverli. Con tutto il rispetto per gli esorcisti veri e per il loro straordinario quanto misterioso carisma, ciò porta a scelte arbitrarie che il più delle volte aggravano invece che risolvere i problemi.

Un sindaco del Sud istituisce un pullman riservato ai soli immigrati, con fermate differenziate per evitare confusione, esattamente come avveniva non molti anni fa in Sudafrica, quando si scandalizzava il mondo intero e per questo iniziava la grande esperienza di Gandhi. Niente paura, qualche intervista in cui indigeni e stranieri si dichiarano contenti, il sindaco dice di non essere razzista e tutto è risolto.

Negli stessi giorni a Napoli una donna straniera partorisce e viene denunciata dal personale dell’ospedale perché non ha i documenti in regola, secondo uno stile di delazione degno del terrore sovietico. Niente di grave, è stato solo un eccesso di zelo, dicono gli interessati.

Trionfa la logica che ciò che trova il consenso della maggioranza sia lecito e democratico, ma la democrazia, al contrario ha come principio fondante il rispetto dei diritti delle minoranze ed è vincolata al rispetto di principi etici e regole universali, sanciti da documenti come la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, e dalle numerose convenzioni internazionali che ne hanno arricchito e specificato i contenuti e gli strumenti.

Un altro esempio di manipolazione della realtà è quello dei rifiuti; dal momento che la normativa europea ne impone come priorità la riduzione, il riutilizzo e il riciclaggio, (tutte pratiche afferenti a tecnologie semplici ed attività economiche diffuse, che non sono molto appetibili per le grandi imprese, sono poco controllabili dalla malavita e inoltre aggravano il peso organizzativo dei comuni) è bastato cambiare nome alla “distruzione di materiali negli inceneritori” e chiamarla “recupero energetico nei termovalorizzatori” ed il gioco è fatto. E poco importa se in un “termovalorizzatore”, termine esistente solo in Italia, si sfrutta solo un quinto dell’energia servita a produrre la plastica, suo “cibo” preferito, mentre riciclandola questa energia potrebbe in gran parte essere risparmiata.

Ma, come se non bastasse, dal momento che tale pratica è economicamente molto costosa e poco conveniente, non potendola incentivare come attività di smaltimento in quanto certamente non al top delle priorità sancite dall’Unione Europea, ancora una volta è bastata una parola magica del politico/esorcista di turno (e ve ne sono purtroppo in tutti gli schieramenti politici) ed i rifiuti sono divenuti CDR, cioè combustibile rinnovabile, potendo godere di incentivi come se si trattasse di energia solare, o come se la plastica crescesse sugli alberi e non derivasse dal petrolio. Ma il miracolo più grande è stato definire questi impianti “puliti, con assenza di emissioni”, cambiando così la legge fondamentale della fisica che sancisce inequivocabilmente che “la materia non può essere né creata né distrutta” e pertanto un inceneritore non fa scomparire i rifiuti ma semplicemente li trasforma, spesso in sostanze ben più pericolose ed inquinanti, e li espelle con acque contaminate, gas e ceneri.

Alcuni anni fa, visto il successo ottenuto con i rifiuti, un ministro/esorcista tentò di trasformare in energia rinnovabile il carbone emulsionato con acqua, ma qualcuno, che nel suo paese ricco di carbone invece tentava in tutti modi di sfruttare al massimo il poco sole che aveva, alzò la voce a Bruxelles e il tentativo fu rispedito al mittente.

Ma i nostri ineffabili carbonai, sapendo che il loro amato combustibile è fra i più inquinanti e genera bruciando le più alte emissioni di quell’anidride carbonica che sta cambiando il clima planetario, corse dal politico/esorcista e il carbone italiano, pur restando “apparentemente” identico al carbone usato nel resto del mondo, divenne miracolosamente “carbone pulito”.

Non certi della durata del miracolo operato sul carbone, i nostri politici/esorcisti hanno recentemente resuscitato un’altra energia agonizzante su scala mondiale: quella nucleare. E qui il miracolo operato è davvero grande.

Le centrali nucleari sono pericolose? Noi faremo “il nucleare sicuro”. Non esiste al mondo un solo sito per la gestione definitiva delle scorie? Abbiate fede e prima o poi il sito verrà. La famosa agenzia di rating Moody’s dichiara che il prezzo del kWh nucleare raddoppierà entro il 2012. Non temete, in Italia nel 2012 grazie al nucleare le bollette diminuiranno! La radioattività? E’ invisibile e quindi non esiste. Il nucleare ha emissioni nulle e ci aiuterà a difendere il clima del pianeta.

Ma l’uranio a basso costo diventa scarso e si dovrà presto estrarre da rocce granitiche ed a più bassa concentrazione, bruciando molto petrolio per queste operazioni; al punto che le emissioni per produrre 1kWh dall’uranio supereranno presto quelle del gas e poi anche quelle del petrolio e del carbone, tornando a minacciare il clima...

Ma qui c’è il miracolo più grande; pensate che è bastata una mozione al Senato della Repubblica Italiana, approvata a maggioranza all’inizio di aprile, che i cambiamenti climatici che allarmano la comunità scientifica mondiale, organizzata dalle Nazioni Unite in un network coordinato dall’IPCC, che raccoglie ed analizza gli studi provenienti dai più prestigiosi istituti di ricerca sulla climatologia e la fisica dell’atmosfera, sono miracolosamente scomparsi, o comunque non sono “da attribuire prioritariamente ed esclusivamente all’anidride carbonica di emissione antropica”.

Presidente Obama non stia lì a preoccuparsi tanto del clima che cambia. Venga a far visita al nostro “Parlamento dei Miracoli” e vi troverà ogni risposta e potrà tornarsene a Washington più tranquillo.

Ma l’esempio più tragico di questo difficile rapporto fra politica, scienza ed etica, da cui dipende la nostra stessa vita, viene dai fatti di questi ultimi giorni. Circa 300 persone, nell’Abruzzo colpito dal terremoto, sono state inghiottite dalle macerie. Pochi giorni prima altrettante persone sono state inghiottite dal mare nel tentativo di fuggire dalla fame e raggiungere l’Europa. Queste due tragedie non hanno in comune solo il numero delle vittime ma anche la sabbia: case di sabbia da una parte, economie di sabbia dall’altra. E dietro tutto ciò, la politica asservita al potere economico, con grande cinismo insegue i suoi “trenta denari” di favori e di voti, prezzo del tradimento dell’etica; per trent’anni omette di applicare le regole di costruzione anti-sismica, e alcune forze politiche raccolgono i loro consensi sul cinico rigore contro i disperati, facendosi addirittura vanto di tale stolta vigliaccheria.

Se è vero che la scienza non è la vita, ma è solo una rappresentazione della realtà di cui siamo orgogliosi al punto di aver definito noi stessi, non senza una punta di presunzione, “homo sapiens”, tuttavia risponde ad una serie di paradigmi e cognizioni condivise e dimostrate, sempre criticabili e perfettibili, ma non modificabili per decreto.

Accettino gli scienziati di confrontarsi con una realtà complessa e non sempre interpretabile su basi deterministiche, con l’umiltà di offrire il migliore strumento possibile di lettura ed interpretazione della realtà. Adoperino con onestà e rigore le loro conoscenze, non siano mai assoggettati né al potere politico né a quello economico, ma siano sempre guidati dalla responsabilità di condurre l’umanità verso la conoscenza e il benessere.

Accettino i politici il primato dei princìpi della scienza e dell’etica universalmente condivisi, e con umiltà e rispetto esercitino le responsabilità che i cittadini hanno loro delegato, e non il potere fondato su interessi di parte, preconcetti e stereotipi ideologici.

Andrea Masullo

Aprile 2009