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Martina Valentini / 19 lug 2012 / 0 Comment

LA “NUBE DI SEVESO” AL TEATRO DELLO SPIRITO DI SAN MINIATO

“Anima Errante” debutta domani con Carmelo Rifici alla regia e Maddalena Crippa nel cast.

Questa sera anteprima per la stampa.

San Miniato (Pisa). Sarà “Anima Errante” di Roberto Cavosi il testo che andrà in scena sul palcoscenico del Teatro dello Spirito di San Miniato (Pi), giunto alla 66° edizione, e che si terrà nella storica piazza del duomo dal 19 (anteprima per la stampa) al 23 luglio. La regia è affidata a Carmelo Rifici, mentre nel cast spicca il nome di Maddalena Crippa.

Con “Anima Errante”, Roberto Cavosi (“Il teatro è una voce contro le ingiustizie del mondo”) chiama la società a riflettere sul senso della vita portando sulla scena teatrale una storia di drammatica attualità italiana. Siamo nel 1976, è estate. Alle porte di Seveso, comune della bassa Brianza, un guasto alla ciminiera di una fabbrica di profumi causa la fuoriuscita di una grande nube di diossina. La diossina è una sostanza estremamente tossica: ustionante, cancerogena e teratogena. La diossina veniva usata in Vietnam per le bombe al napalm. Sara è una donna di Seveso, è felicemente sposata e aspetta un figlio. Quella nube cambia la sua vita. E quella di tutti i paesi del circondario, segnando i tempi di una tragedia umana, ambientale e sociale che come al solito è causata da un errore dovuto a leggerezza e incuria nel processo di lavorazione industriale. O forse a qualcosa di ancora più oscuro e insidioso, come ha documentato al tempo il giornalista Daniele Biacchessi, oggi vicecaporedattore di Radio 24.

A questa vicenda Cavosi ha dedicato anche il copione di un film “che non fu prodotto perché mancava il sangue diretto,  i morti sarebbero arrivati in grande quantità ma solo con gli anni…”.

“Il teatro nasce per combattere la violenza e parlare dei nostri giorni. È inutile nascondersi dietro autori paludati” – dice Cavosi, e parlando del suo percorso tra teatro, radio e televisione, “mettere in scena oggi l’ennesimo Amleto sarebbe un mero ed inutile esercizio di tappezzeria teatrale.  Credo che gli autori classici debbano essere controbilanciati da autori contemporanei. Sarebbe come se i greci avessero messo in scena autori dei tempi delle caverne”.

Da “La Fabbrica dei profumi” ad “Anima Errante”, tra libri e palcoscenico.

Dall’incontro con Daniele Biacchessi di Radio24, il primo che ha documentato nel 1976 la vicenda di Seveso

Fabrizio Mandorlini

Ufficio Stampa LXVI Festa del Teatro dello Spirito

Nel luglio 1976 era un ragazzino che stava muovendo i primi passi nelle redazioni radiofoniche milanesi. Arrivò a Seveso il 17 luglio 1976, dieci giorni dopo l’incidente perché, nonostante la Givaudan tenesse nascosta la notizia, iniziavano a morire gli animali a causa della fuoriuscita di diossina dal reattore B dell’Icmesa. Per sette giorni tutti sapevano: il Governo, la Regione Lombardia, Givaudan e Hoffman La Roche, proprietarie dell’Icmesa. Tutti sapevano, tranne i cittadini. Raccontò già allora che con ogni probabilità quella era una fabbrica coperta che lavorava per la costruzione di uno dei due componenti dell’Agent Orange, il potente defoliante lanciato dagli aerei americani durante la guerra in Vietnam. Poi nel 1995 diede alle stampe La fabbrica dei profumi (Dalai editore, 1995), primo di ventitré libri d’inchiesta a cui seguì nel 2006 uno spettacolo itinerante per l’Italia. Ebbe un notevole successo di pubblico e di critica, finì sulle prime pagine di tutti i giornali ed è ancora oggi una pietra d’angolo per la cultura ambientale e ambientalista.
Daniele Biacchessi è ora vicecaporedattore di Radio24-Il Sole24ore. Giornalista e scrittore, premio Cronista 2004 e 2005 per il programma “Giallo e nero”, premio “Raffaele Ciriello” 2009 per il libro “Passione reporter”, premio Unesco 2011 per lo spettacolo “Aquae Mundi”.
E’ proprio sullo sfondo politico e sociale descritto nel libro La fabbrica dei profumi che si svolge “Anima Errante”, proposta dal drammaturgo Roberto Cavosi sul palcoscenico del Teatro dello Spirito di San Miniato per interrogare la coscienza dell’uomo di oggi.
Cavosi lo fa attraverso la figura di Sara, per farci riflettere sulla sofferenza di una madre impotente davanti a un figlio che non è in grado difendere e che, in un viaggio che travalica il tempo e lo spazio, passa dal Golgota, dove Maria, impotente davanti al sacrificio del figlio, si carica delle ansie di tutte le madri di ogni epoca per trasformare quella terra di dolore, intrisa col sangue di Cristo, in sacrificio che libera e redime l’uomo.
Lo fa anche attraverso la metafora di Seveso per interrogarci sulla irrimandabile necessità che la “questione ambientale” diventi patrimonio collettivo. La salvaguardia del creato non è una cosa astratta e ci riguarda tutti da vicino in prima persona, responsabilizzandoci l’un l’altro per arrivare a ripensare l’intero sistema di produzione del nostro mondo che deve fondarsi su criteri di etica, sostenibilità ed equità sociale.
L’Icmesa di Seveso, la cosiddetta Dreckfabrik è l’emblema di un sistema di produzione illegale, sbagliato, sporco, altamente inquinante. Le mille Icmesa hanno avuto negli anni a seguire i nomi di Ilva a Taranto, Farmoplant a Massa Carrara, Stoppani a Genova, Porto Marghera a Mestre.  Biacchessi da giornalista di razza si è documentato e ha scritto tutto.
Dice: Sono riuscito a entrare nell’archivio dell’ Ufficio Speciale di Seveso occultato per molti anni.  Ho letto e copiato i documenti segreti, quelli degli americani di stanza nelle basi di Verona e Vicenza che testimoniavano una verità sconcertante: l’Icmesa era una fabbrica di armi chimiche, il triclorofenolo (prodotto impiegato come disinfettante ospedaliero) era altamente tossico perchè sporcato di diossina attraverso l’aumento della temperatura del reattore. Il manometro lavorava a 220 gradi quando le leggi della chimica accertano che il triclorofenolo si stabilizza a 156-158 gradi. E ogni grado fa aumentare la presenza di TCDD, tetracloroparabenzodiossina, la più venefica delle tante diossine conosciute”.

Ora Cavosi riannoda i fili del tempo con Anima Errante e, così come ha fatto Biacchessi, viene a interrogare l’uomo di oggi per dire che il teatro svolge pienamente la sua funzione se riesce a combattere la violenza e a parlare dei nostri giorni.

Ce n’è davvero bisogno.

Oggi più che mai.