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Associazione culturale per la salvaguardia del creato – Onlus

2 lug 2012
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Martina Valentini / 2 lug 2012 / 0 Comment

SI PUO’ PARLARE ANCORA DI POLITICA AMBIENTALE? RIO + 20: il dubbio

Vent’anni fa si tenne a Rio de Janeiro la prima Conferenza sulla Terra. Fu un evento straordinario: a molti sembrò l’inizio di una politica ambientale seria. In quell’evento furono fissati 27 principi per guidare il mondo verso un  futuro sostenibile. La difesa dell’ambiente non più ubbie di minoranze chiamate “verdi”, ma scelte politiche ed economiche condivise ed accettate dagli Stati, sotto l’ombrello dell’ONU, quasi a presagire una governance planetaria.  Negli ultimi giorni di giugno sempre a Rio si è tenuto Rio + 20, cioè Rio vent’anni dopo. Confuso fra i tanti vertici, con i media distratti, quello di Rio è quasi passato sotto silenzio. Eppure erano presenti 190 Stati e i rappresentanti di un gran numero di istituzioni internazionali, associazioni ed altro, con uno sforzo organizzativo e finanziario dell’ONU di grande rispetto. Risultati?Ecco il terribile dubbio! Qualcuno, come il britannico The Guardian non esita a scrivere “ Strangolata la speranza”!

Effettivamente ad ogni summit sembra che si sia giunti all’ultima spiaggia e che i tempi per la difesa ambientale siano arrivati. Niente di meno vero. Se” Rio ‘ 92” aveva aperto i cuori alla speranza, hanno pensato Kyoto ’97, Johannessburg 2002, Copenaghen 2008 e poi Cancun 2010 a raffreddare ogni residuo entusiasmo. Difficile essere sicuri che la promessa di Johannesburg ’02 di dimezzare nel 2015 il numero dei poveri possa realizzarsi.

Siamo sicuri che il riscaldamento dell’atmosfera si arresti? Oggi come oggi, non possiamo essere certi di nulla; la crisi economica mondiale che avanza  ha sparigliato le carte e offerto facili alibi. Ecco perché Rio + 20 non è nemmeno una sbiadita copia carbone di quello di vent’anni fa. E  il mondo è sicuramente in peggiore stato del 1992. Che fine hanno fatto i documenti, gli impegni solenni e ancor più i promessi fondi? Chiederselo è quasi perdita di tempo. Anche alla fine dei tre giorni di Rio+ 20 è stato reso pubblico un documento di 49 pagine e 283 punti, un documento che ha una curiosa particolarità: era già pronto il giorno prima dell’inizio del summit  (ovviamente frutto di un lungo lavoro degli sherpa) e curiosamente votato all’unanimità senza alcuna correzione. Un documento di una notevole “eleganza”, contenente principi generali condivisibili, ma povero di concretezza. Sul suo contenuto la distanza fra “ambientalisti” e “governativi” è ancor più marcata che nei precedenti summit. Un altro momento che allontana la “società civile “ (termine vago, ma che dice qualcosa) dalla politica.

Ma un tertium per la prima volta emerge con evidenza: la green economy che ha  per principali protagonisti ancora una volta Cina e USA. Elemento da non sottovalutare, non solo per ragioni economiche, ma anche politiche. Ma intanto che noi aspettiamo, la natura fa il suo corso, lento e inesorabile. Restare immobili senza reagire? Certamente no. Ognuno può e deve fare qualcosa, se non per noi, almeno per chi ci seguirà,  perché come diceva Madre Teresa di Calcutta : “anche una goccia fa più grande il mare”.

Angelo Sferrazza